CHI SONO

Un’ antropologa
del cibo.

Perché un antropologo non può non interrogarsi sulla
biodiversità in quanto etica professionale e
deontologia, in quanto strenuo assertore del
relativismo culturale e della pluralità.

CHI SONO

Un’ antropologa
del cibo.

Perché un antropologo non può
non interrogarsi sulla biodiversità
in quanto etica professionale e
deontologia, in quanto strenuo
assertore del relativismo culturale e
della pluralità.

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Nello specifico il mio interesse per il cibo come fatto sociale totale
nasce in Cilento, dove ho trascorso anni di ricerca sul campo per la mia
tesi di laurea all’Università di Siena.

Nasce da un caciocavallo fatto con le mie mani, dalla scoperta di come si aprono i fagioli e di che cosa sono i taddi; nasce dalla raccolta dell’uva, delle olive e delle patate; nasce dal giorno in cui ho indossato una tuta gialla e mi sono avvicinata alle api, da tutti i piselli che ho tolto dal loro baccello e dal mio primo fiore di zafferano.
In questo piccolo paese dell’entroterra cilentano, Caselle in Pittari, mi sono avvicinata al mondo del cibo e ho imparato molto sull’agricoltura e l’alimentazione.

Nel 2015 ho ricevuto un riconoscimento dal sindaco “per l’attenzione rivolta alla comunità casellese e per l’eccellente lavoro prodotto con professionalità e passione”.

Negli anni a seguire ho continuato la ricerca antropologica sul cibo, soprattutto in relazione ai fenomeni migratori e alle tradizioni alimentari dell’area mediterranea, lavorando principalmente come giornalista per testate nazionali e internazionali (come La Cucina Italiana, Il Giornale del Cibo, Scatti di Gusto, Vanity Fair, 1820 Magazine, Spirito Divino, Vogue); guide enogastronomiche (Espresso, Gambero Rosso), libri e manuali. 

In generale ho sempre cercato di recuperare la singolarità dei casi concreti e delle storie individuali, attraverso i racconti autobiografici delle persone e dei loro vissuti quotidiani. Un antropologo, infatti, non raggiunge mai un’oggettività in quello che scrive, sia per la natura stessa della disciplina, sia per l’influenza dei soggetti, perché queste alterazioni fanno parte della veridicità ricercata dall’antropologia stessa.

Nel 2017 ho ricevuto il Premio Ritratti di Territorio Antropologia e Cibo

per l’interesse, la competenza, il linguaggio emozionale con i quali indaga e analizza il rapporto tra cibo e uomini non mettendo mai da parte l’analisi antropologica“. 

Nel 2019 ho partecipato al programma Gustibus su La7 in qualità di esperta di cibo e migrazioni.

Parallelamente ho svolto l’attività di insegnamento in varie scuole, prima in Cilento, in collaborazione con il Centro Studi sulle Dieta Mediterranea, poi alla Food Genius Academy di Milano, alla Fondazione Ikaros di Grumello del Monte, in provincia di Bergamo e all’Università Bicocca. Finché non ho deciso di aprire la mia scuola.

Nel 2021 a Milano ho fondato il LAC – Laboratorio di Antropologia del Cibo,

un vero e proprio laboratorio antropologico dove persone e cucine da tutto il mondo si incontrano, ogni volta in modo diverso.
Gli chef, infatti, sono persone varie con qualifiche e storie diverse, ma sono tutti accomunati da una profonda passione per la cucina e dalla voglia di trasmetterla, cioè di farsi portavoce dei loro luoghi d’origine e dei piatti di casa, quella veri, autentici, del cuore.
Ogni corso dura 2 ore, durante il quale si parla, si cucina e si mangia insieme attorno a un tavolo: chi vuole può aiutare il cuoco nella preparazione, chi vuole può prendere appunti, chiacchierare con il vicino o tartassare di domande e curiosità il docente. Perché qui si fa prima di tutto antropologia e cultura, ma rigorosamente in modo conviviale.

Nel 2023 ho pubblicato il mio primo libro “Zammù. Che cosa fa un’antropologa del cibo”,

un viaggio di 30 tappe nel Mediterraneo che raccoglie 350 articoli usciti nei dieci anni di lavoro precedenti, quelli che hanno portato alla nascita del LAC.

Nello specifico il mio interesse per il cibo come fatto sociale totale
nasce in Cilento, dove ho trascorso anni di ricerca sul campo per la mia
tesi di laurea all’Università di Siena.

Nasce da un caciocavallo fatto con le mie mani, dalla scoperta di come si aprono i fagioli e di che cosa sono i taddi; nasce dalla raccolta dell’uva, delle olive e delle patate; nasce dal giorno in cui ho indossato una tuta gialla e mi sono avvicinata alle api, da tutti i piselli che ho tolto dal loro baccello e dal mio primo fiore di zafferano.
In questo piccolo paese dell’entroterra cilentano, Caselle in Pittari, mi sono avvicinata al mondo del cibo e ho imparato molto sull’agricoltura e l’alimentazione.

Nel 2015 ho ricevuto un riconoscimento dal sindaco “per l’attenzione rivolta alla comunità casellese e per l’eccellente lavoro prodotto con professionalità e passione”.

Negli anni a seguire ho continuato la ricerca antropologica sul cibo, soprattutto in relazione ai fenomeni migratori e alle tradizioni alimentari dell’area mediterranea, lavorando principalmente come giornalista per testate nazionali e internazionali (come La Cucina Italiana, Il Giornale del Cibo, Scatti di Gusto, Vanity Fair, 1820 Magazine, Spirito Divino, Vogue); guide enogastronomiche (Espresso, Gambero Rosso), libri e manuali. 

In generale ho sempre cercato di recuperare la singolarità dei casi concreti e delle storie individuali, attraverso i racconti autobiografici delle persone e dei loro vissuti quotidiani. Un antropologo, infatti, non raggiunge mai un’oggettività in quello che scrive, sia per la natura stessa della disciplina, sia per l’influenza dei soggetti, perché queste alterazioni fanno parte della veridicità ricercata dall’antropologia stessa.

Nel 2017 ho ricevuto il Premio Ritratti di Territorio Antropologia e Cibo

per l’interesse, la competenza, il linguaggio emozionale con i quali indaga e analizza il rapporto tra cibo e uomini non mettendo mai da parte l’analisi antropologica“. 

Nel 2019 ho partecipato al programma Gustibus su La7 in qualità di esperta di cibo e migrazioni.

Parallelamente ho svolto l’attività di insegnamento in varie scuole, prima in Cilento, in collaborazione con il Centro Studi sulle Dieta Mediterranea, poi alla Food Genius Academy di Milano, alla Fondazione Ikaros di Grumello del Monte, in provincia di Bergamo e all’Università Bicocca. Finché non ho deciso di aprire la mia scuola.

Nel 2021 a Milano ho fondato il LAC – Laboratorio di Antropologia del Cibo

un vero e proprio laboratorio antropologico dove persone e cucine da tutto il mondo si incontrano, ogni volta in modo diverso.
Gli chef, infatti, sono persone varie con qualifiche e storie diverse, ma sono tutti accomunati da una profonda passione per la cucina e dalla voglia di trasmetterla, cioè di farsi portavoce dei loro luoghi d’origine e dei piatti di casa, quella veri, autentici, del cuore.
Ogni corso dura 2 ore, durante il quale si parla, si cucina e si mangia insieme attorno a un tavolo: chi vuole può aiutare il cuoco nella preparazione, chi vuole può prendere appunti, chiacchierare con il vicino o tartassare di domande e curiosità il docente. Perché qui si fa prima di tutto antropologia e cultura, ma rigorosamente in modo conviviale.

Nel 2023 ho pubblicato il mio primo libro “Zammù. Che cosa fa un’antropologa del cibo”,

un viaggio di 30 tappe nel Mediterraneo che raccoglie 350 articoli usciti nei dieci anni di lavoro precedenti, quelli che hanno portato alla nascita del LAC.

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